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Posts tagged with "vita universitaria"

Le scuse

  • (Passando vicino a delle matricole).
  • Io: Comunque li odio questi del primo anno di tedesco. Le ragazze sono tutte uguali, occhiali Ray Ban e sciarpette.
  • Giovanni: Già! E poi se la credono un casino. Noi non eravamo così saccenti.
  • Io: Eh, ma noi eravamo principianti.
  • Giovanni: Già, e continueremo a vantarcene anche in futuro. (Pausa). Oh, se ci pensi ne abbiamo passate tante l'anno scorso col tedesco.
  • Io: Ma non dirlo come se avessimo sconfitto il malvagio signore delle tenebre, abbiamo solo passato un esame.
  • Giovanni: Eh, ma noi eravamo principianti.

Fughe alternative

  • (Durante una lezione particolarmente inutile e lunga).
  • Io: Sai cosa dobbiamo fare adesso?
  • Giovanni: Filarcela alla pausa e tornarcene a casa.
  • Io: No. Ora tu prendi questa penna e disegni il prototipo di una macchina del tempo realizzabile con quello che abbiamo a portata di mano, così ritorniamo al momento in cui stavamo di fronte alla classe e fermiamo i nostri noi stessi prima che entrino.
  • Giovanni: Mi sa che facciamo prima ad andarcene alla pausa.
  • Io: Che ne sai. Mettiti al lavoro.

Il pre-appello estivo si terrà dopo la prima settimana dal rientro delle vacanze, ma prima di febbraio, in cui ci sarà la sessione straordinaria per gli studenti dell’anno scorso. Il pre-appello estivo non è altro che la sessione invernale, e qui si vede l’ipocrisia del linguaggio universitario.

- Professore

Professoressa, scusi. Vorrei farle una domanda, una parentesi rispetto a quello che sta dicendo. L’altro giorno su Facebook ho trovato un link a un articolo di uno studioso linguistica secondo cui il 30% degli italiani non sanno… padronare… come si dice, sì, padroneggiare la propria lingua — come me.

- Ragazza inopportuna a lezione

Guarda

  • (A lezione, durante la spiegazione).
  • Giovanni: Guarda le file davanti, i maglioni delle ragazze. A destra c'è la concentrazione del verde, a sinistra quella del rosso.
  • Io: Proprio non ti va di ascoltare e prendere appunti, eh?
Nov 8

Sul serio

  • Giovanni: Guarda, c'è la tipa che odiamo.
  • Io: Dobbiamo trovarle un nome in codice, altrimenti quand'è vicina non possiamo nominarla.
  • Giovanni: Veronica.
  • Io: Cappuccetto Rosso.
  • Giovanni: No, ma dev'essere un nome vero. Ha un'aria da Veronica, no?
  • Io: Ehm, io avevo detto Cappuccetto Rosso perché ha la borsa rossa a pois.
  • Giovanni: Sul serio, secondo te come si chiama?
  • Io: Mmm. Testa di cazzo.
Nov 3

Quella

  • Io: Oh, non ti ho detto. Hai presente quella tutta gnè gnè gnè che odiamo?
  • Matteo: Eh?
  • Io: Quella che ha una voce odiosa e che prendiamo sempre per il culo.
  • Matteo: Ehm.
  • Io: Eddai, quella che è come sarebbe stata Hermione se non avesse conosciuto Harry e Ron.
  • Matteo: Non lo so.
  • Io: Quella che oggi avevi di fronte e hai detto che da dietro sembrava avere i capelli come A.!
  • Matteo: Ah, QUELLA!

Voli platonici

  • Professore: Signorina, cos'è l'amore platonico?
  • X: L'amore platonico è un sentimento molto intenso, cioè, non è come l'amore normale, voglio dire, è più come una contemplazione, insomma, una tensione verso una sfera superiore...
  • Giovanni: Quanto odio la sua voce.
  • Io: Infatti! E poi fa discorsi immensi per ripetere sempre le sole due cose. "Sì, insomma, l'amore platonico è un amore che tende verso una sfera superiore, cioè, ci va in volo e si schianta contro la cupola della suddetta sfera superiore e poi precipita con una piroetta a terra".
Oct 5

Si spiega da solo

All’inizio non capivo com’è che non desse esami, visto che frequenta quasi tutte le lezioni e passa il resto del tempo in biblioteca a studiare.
Ieri l’ho incontrato in biblioteca e gli sono stato accanto per circa un’ora.
Aveva un mucchio di fogli stampati con tutti i corsi della nostra facoltà, su cui ha evidenziato i suoi corsi e i suoi orari.
Poi li ha ricopiati su un foglio, a penna rossa, di getto.
Poi li ha ricopiati su un altro foglio, usando tre penne di colore diverso (nera, rossa e verde).
Poi li ha ricopiati su un foglio bianco facendo un calendario con righello e penna.
E allora ho capito.

Al di là

  • (Discutendo su un conoscente comune che ha lasciato l'università, dopo aver fatto due anni in un'altra facoltà e uno a Lingue).
  • Io: Mi ha sconvolto, poi ho saputo che non ha fatto manco un esame a giugno e sbla. Cioè, ha fatto solo due esami in tutto l'anno.
  • Matteo: Cazzo di scemo, ha buttato i soldi.
  • Io: Vabe', dopo tre anni non è manco più questione di soldi, è al di là dell'operato di Dio.

Si vede

  • (Sulla chat di facebook, vigilia di un esame, commentando gli interventi sul gruppo del corso).
  • Io: Caia Sempronia raga domani ci facciamo sostegno a vicenda... -> ma chi ti conosce.
  • Matteo: Infatti! Prova a parlarmi e ti stacco la faccia, stronza, che cazzo vuoi.
  • Io: Ma poi ha come avatar la cabina telefonica di Londra (?!), come faccio a riconoscerla.
  • Matteo: È rossa, si vede dai.

E quindi ti odio, vaffanculo, muori, pezzo di merda, ops, sei già morto.

- Io che finisco di ripetere un poeta

Ora ve lo tiro su. Ecco! È piccolo ma molto denso.

- Professoressa che tira fuori un libro dalla borsa

Sottigliezze

  • (Lezione di tedesco).
  • G.: Mi sono persa, che ha detto?
  • Io: Il libro dice che il primo aggettivo non va declinato, per lei invece sì. La regola è che senza la virgola è come se il primo dei due aggettivi componesse un'unica parola con il secondo, ma nel parlato almeno lei declina tutto.
  • G.: Ah!
  • Io: Ma fondamentalmente è una scemenza, perché nessuno parla sottolineando le virgole, quindi nel parlato non c'è differenza.
  • G.: Giusto.
  • Io: Io, virgola, sono d'accordo.