Frammento

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May 3

Il fascismo in realtà li aveva resi dei pagliacci, dei servi, e forse in parte anche convinti, ma non li aveva toccati sul serio, nel fondo dell’anima, nel loro modo di essere. Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi, invece, ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di una irregimentazione superficiale, scenografica, ma di una irregimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa «civiltà dei consumi» è una civiltà dittatoriale. Insomma se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la «società dei consumi» ha bene realizzato il fascismo.

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

«Non so che cosa dirle» mormorai. «Non so che cosa fare.»
Julie mi fissò, impietosita. «Queste cose per noi non sono mai difficili» disse «ma per voi del castello la vita è piena di complicazioni. A volte mi domando come facciate a tirare avanti. Non v’è nulla di naturale nella vostra esistenza.»

- Daphne du Maurier, Il capro espiatorio

Ma mai un «modello di vita» ha potuto essere propagandato con tanta efficacia che attraverso la televisione. Il tipo di uomo o di donna che conta, che è moderno, che è da imitare e da realizzare, non è descritto o decantato: è rappresentato! Il linguaggio della televisione è per sua natura il linguaggio fisico-mimico, il linguaggio del comportamento. Che viene dunque mimato di sana pianta, senza mediazioni, nel linguaggio fisico-mimico e nel linguaggio del comportamento nella realtà. Gli eroi della propaganda televisiva — giovani su motociclette, ragazze accanto a dentifrici — proliferano in milioni di eroi analoghi nella realtà.
Appunto perché perfettamente pragmatica, la propaganda televisiva rappresenta il momento qualunquistico della nuova ideologia edonistica del consumo: e quindi è enormemente efficace.

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

La «cultura di massa», per esempio, non può essere una cultura ecclesiastica, moralistica e patriottica: essa è infatti direttamente legata al consumo, che ha delle sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare automaticamente un Potere che non sa più che farsene di Chiesa, Patria, Famiglia e ubbìe affini.

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

Apr 9

Non si ha il diritto di trastullarsi con le vite altrui. Non si dovrebbe interferire nei sentimenti del prossimo. Una parola, uno sguardo, un sorriso, un cipiglio fanno qualcosa agli altri esseri umani, determinando simpatia o avversione, e una tela viene tessuta che non ha inizio né fine, che si estende all’esterno e anche all’interno, imbrogliandosi, intricandosi, per cui la lotta dell’uno dipende dalla lotta dell’altro.

- Daphne du Maurier, Il capro espiatorio

Apr 9

Il solo movente della natura umana è la cupidigia” egli mi aveva detto. “L’unica soluzione consiste nell’appagare l’avidità, nel dare agli uomini quello che vogliono.” Lui mi aveva dato ciò ch’io chiedevo, la possibilità di essere accettato. Mi aveva prestato il proprio nome, i propri beni, la propria identità. Gli avevo detto che la mia vita era vuota, e mi aveva dato la sua. Mi ero lamentato dell’insuccesso; e lui aveva sollevato dalle mie spalle il fardello dell’insuccesso nell’impadronirsi dei miei abiti, della mia macchina e nell’allontanarsi facendosi passare per me. Qualsiasi cosa io avessi dovuto subire ora, in sua vece, non poteva importarmi perché non mi apparteneva più. Come un attore dipinge rughe da vecchio su un viso giovanile, o si cela dietro la parte che deve interpretare, così l’antico io ansioso che conoscevo anche troppo bene, poteva essere sommerso e dimenticato, e il nuovo io sarebbe stato un individuo senza preoccupazioni, senza responsabilità, che si faceva chiamare Jean de Gué; e infatti, qualsiasi cosa questo falso Jean de Gué avesse fatto, qualsiasi follia avesse commesso, tutto ciò non poteva ferire me, il John vivente.

- Daphne du Maurier, Il capro espiatorio

Apr 5

Un contrappasso diretto: [Moro] ha dovuto tentare di dire col linguaggio del nondire, di farsi capire adoperando gli stessi strumenti che aveva adottato e sperimentato per non farsi capire. Doveva comunicare usando il linguaggio dell’incomunicabilità. Per necessità: e cioè per censura e per autocensura. Da prigioniero. Da spia in territorio nemico e dal nemico vigilata.

- Leonardo Sciascia, L’affaire Moro

Apr 1

We soon became friends,” Captain Sham said, going on with his story as if no one had interrupted, “and one day she said to me, ‘if I ever adopt some orphans and then meet an untimely death, promise me you will raise them for me.’ I told her I would, but of course I never thought I would have to keep my promise.

- Lemony Snicket, The Wide Window

If I could, I could tell the Baudelaires that like earthquakes and puppet shows, their tears were occurring not only without warning but without good reason.

- Lemony Snicket, The Wide Window

Well, I will have to teach her proper English,” Aunt Josephine said stiffly. “I’m sure you all need some brushing up on your grammar, actually. Grammar is the greatest joy in life, don’t you find?”
The three siblings looked at one another. Violet was more likely to say that inventing things was the greatest joy in life, Klaus thought reading was, and Sunny of course took no greater pleasure than in biting things. The Baudelaires thought of grammar—all those rules about how to write and speak the English language—the way they thought of banana bread: fine, but nothing to make a fuss about. Still, it seemed rude to contradict Aunt Josephine.
“Yes,” Violet said finally. “We’ve always loved grammar.

- Lemony Snicket, The Wide Window

Brandy dice: «Ma non capisci? Perché siamo stati educati a vivere la vita nel modo giusto. A non fare errori». Brandy dice: «Mi dico che più grande sembra l’errore, e migliori possibilità avrò di essere libera e di vivere una vita vera».

- Chuck Palahniuk, Invisible Monsters

«Ora» dicono quelle labbra Plumbago «mi racconterai la tua storia come lo hai appena fatto. Scrivila tutta quanta. Racconta quella storia, ancora e poi ancora. Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte.» Quella regina Brandy punta verso di me un dito lungo e ossuto.
«Quando capisci» dice Brandy «che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia» dice Brandy, «allora riusciremo a capire chi sarai.»

- Chuck Palahniuk, Invisible Monsters

Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai sempre l’impressione di aver perso qualcosa, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle di non aver vissuto tutto. C’è quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato troppo in fretta nei momenti in cui avresti dovuto fare attenzione.
Be’, abituati a quella sensazione. È così che un giorno sentirai tutta la tua vita.
È solo questione di abitudine. Niente di tutto ciò ha importanza. Ci stiamo solo scaldando.

- Chuck Palahniuk, Invisible Monsters

Ormai, quando sul giornale vedo la foto di una ventenne che è stata rapita e sodomizzata e derubata e poi uccisa e accanto c’è una foto tutta pagina di lei giovane e sorridente, invece di pensare che questo sia un crimine grande e triste, la mia reazione istintiva è, wow, sarebbe una gran fica se non avesse quel nasone. La mia seconda reazione è che è meglio che io abbia pronto qualche bel primo piano di me nel caso venga rapita e sodomizzata a morte. La mia terza reazione è, be’, almeno così si riduce la competizione.

- Chuck Palahniuk, Invisible Monsters

Forse si sentiva troppo felice, ma non certo superbo. Chi ha un cuore buono, non è mai superbo.

- Hans Christian Andersen, Il brutto anatroccolo