Frammento

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Simboli

Ci sono quei giorni in cui le situazioni, le persone, le cose diventano dei simboli, come se la vita fosse narrativa e tutto avesse un sottotesto.

C’è quella particolare situazione che è simbolo delle possibilità non colte.
C’è quella particolare persona che è simbolo di tutto ciò in cui non ti riconosci.
C’è quella particolare cosa che è simbolo di tutto ciò di cui non hai bisogno.

Un televisore da 46 pollici per il soggiorno, stanza in cui — a meno che non ci sia un drastico cambiamento di abitudini familiari — a guardare il televisore è quasi solo la nonna.
L’inutile.

Il mio gelato preferito

Sapete quando dicono che le madri hanno questo istinto per cui sanno quando c’è qualcosa che non va con i loro figli? Ecco, mia madre ha un istinto molto simile, per cui sa cosa mi piace senza che io le dica niente. È qualcosa di magico, specialmente considerato il fatto che quello che secondo lei mi piace e quello che secondo me mi piace spesso non coincidono.
Oggi lei e mio fratello sono andati a fare la spesa. Quando sono tornati lui è entrato in camera e mi ha detto: “Spero che tu adori il gelato al pistacchio perché la mamma ha detto che è il tuo preferito e non mi ha fatto prendere quello che volevo io per accontentare te”. Il mio preferito? Il gelato al pistacchio? Davvero? Guarda un po’ le cose che si scoprono ogni giorno!
Poi lei se la prende se le faccio notare che no — e questo accadeva molti anni fa, quando ero piccolo e stavamo al mare e ci aveva preso le pizze per pranzo —, la pizza bianca non è la mia preferita. Insiste come se fosse lei ad avere ragione, come se potessi essere io in errore, e alla fine della discussione sembra che stia pensando: “Non conosco mio figlio”. Siamo in due: neanch’io conosco suo figlio.

Il dramma della sessione estiva

Dopo aver finito di studiare sono andato davanti alla libreria, ho abbracciato con lo sguardo i libri letti e quelli che mi aspettano e ho detto loro: “Mi mancate moltissimo. Dovete aspettare ancora un po’, ma tornerò da voi, ve lo prometto”.

Le voci fuori campo

È da un po’ che leggendo gli sms o quello che scrivono su Facebook amici e conoscenti sento la loro voce fuori campo. È grave?

Gli inviti delle finte chat

Mi fanno morire le finte chat di Facebook sui siti dei torrent, quelle che in base all’IP vorrebbero associarti alla tua città, ma molto più spesso beccano i paesini più improbabili, e così ti ritrovi la foto di una ragazza mezza nuda che ti dice: Hey you! Wanna hang out? Let’s meet up in Passerano Marmorito!Hey you! I love Tavarnelle Val di Pesa boys!

Eterni interrogativi

Quando le parlerò? Quando gli parlerò? Certe situazioni sono davvero così ineluttabili? Sopravviverò a domani? Il vecchio sito di J.K. Rowling è scomparso definitivamente? Quand’è che toglieranno il grassetto alle citazioni di Tumblr?

La drammaticità degli sms non letti in tempo

Nonostante abbia due batterie capita un giorno sì e uno no che mi ritrovi all’università con il cellulare scarico. Quando torno a casa lo metto a caricare e non è strano che mi ritrovi un po’ di messaggi che mi arrivano uno dopo l’altro. Oggi è toccato a un paio di “Vieni dentro” e “Dove sei?”, che alla luce del fatto che poi mi sono visto con chi me li ha scritti per una persona normale dovrebbero essere letti come dei “Vieni dentro” e “Dove sei?” qualsiasi, ma che nella mia testa aprono le porte a scenari improbabili in cui vanno letti come “VIENI DENTRO!” e “DOVE SEI?” vitali, una tempesta acida in corso, piovre volanti che distruggono la città e un piccolo gruppo di superstiti barricati in biblioteca che non aspettano altro che me per decidere se combattere o fuggire.

La scena migliore di Titanic

La nave sta affondando e si è spezzata in due o sta per farlo. Jack e Rose hanno corso fino alla poppa della nave e si sono assicurati un posto sulla ringhiera. Jack ha finito di dire a Rose: “Corri, Rose! Reggiti, Rose! Stringimi, Rose! Svelta, Rose! Respira, Rose!” e Rose può finalmente concedersi un attimo per guardarsi intorno.
Alla sua sinistra una madre prega e piange abbracciata al figlio. Alla sua destra c’è una ragazza bionda molto carina con cui Rose si scambia una serie di occhiate che io ho letto così:
La ragazza: “Oh, stiamo per morire, ma tu hai trovato l’amore della tua vita, beata te”.
Rose: “Non fare la gatta morta, lui è mio”.
La ragazza: “Ma chi lo vuole, oh”.
Dopodiché Rose si volta verso Jack e dice: “Oh, Jack! Ti ricordi? Qui è dove ci siamo incontrati per la prima volta!”
Che stronza, Rose. Chissà che fine ha fatto l’altra ragazza.

Un nuovo sentimento

A ottobre ho scritto una mail. Una mail rivolta a una persona a cui un tempo ero molto legato e che per una serie di circostanze ho smesso di sentire. Sul momento volevo che lei sapesse esattamente cos’era successo, come fossero andate realmente le cose, tutto quello che pensavo e che provavo e che non riuscivo a dirle, ma non volevo che lo sapesse subito. Non volevo affrontare le conseguenze dei miei sentimenti sbandierati al vento, e così ho scritto la mail ma l’ho destinata a un giorno a caso di novembre 2012. Non l’ho più riletta fino a oggi. Oggi l’ho riletta e con la stessa semplicità con cui l’ho scritta l’ho cancellata. Pensavo di farlo da molto tempo, ma rimandavo la decisione, così come rimandavo lo scontro. Prima credevo che fosse giusto che lei la leggesse: lei doveva sapere, doveva capire, doveva sentirsi in colpa, nonostante nella mail continuassi a scusare i suoi atteggiamenti. Ma oggi mi è capitato di sbirciare la sua bacheca di Facebook, di leggere i suoi status, e per un attimo mi sono ricordato com’era parlarle, le sue piccole ipocrisie, il modo in cui scriveva, come mi raccontava della sua vita e dei suoi pensieri, e mi sono accorto di una cosa. Per l’ennesima volta ho capito quant’è importante scrivere, quant’è importante a livello terapeutico e catartico. Mentre le scrivevo quella mail volevo che lei sapesse, che lei capisse, che lei si sentisse in colpa, volevo suscitare in lei qualche reazione, forse una piccola parte di me voleva anche che le cose tornassero come prima. Quello che non sapevo è che scrivendo, e forse anche posticipando lo scontro vero e proprio, davo una forma a quel periodo in cui le nostre vite si sono intrecciate, rendendolo così facendo una storia. Le ho raccontato la nostra storia, ho messo ordine, ho trovato un senso, e la storia aveva un percorso compiuto, a se stante. Ogni tanto, prima e dopo la mail — specialmente prima — mi ritrovavo a pensare con nostalgia a com’era averla come amica, ma il sentimento è scomparso poco a poco, senza che me ne accorgessi, sono riuscito a dimenticarla, e oggi, rileggendola e ricordandola dalla sua bacheca, ho scoperto in me un sentimento nuovo, che non saprei definire con una parola sola. Non è nostalgia, è il distacco con cui potresti guardare le foto di un tuo compagno delle elementari: c’era qualcosa, ricordi che c’era, che vi legava e vi rendeva più di due compagni, c’erano dei sentimenti in ballo, ma ora no. Siamo andati avanti entrambi, eravamo altre persone. Quella era la nostra vita, quella era la nostra storia. Siamo cresciuti entrambi. Non leggerai quella mail perché è una storia di cui eravamo protagonisti a cui il tempo e le circostanze hanno messo fine da un pezzo, e per il nostro bene è meglio che sia così.

Oh be’

Mia madre sul letto di mio fratello si lima le unghie e fa discorsi sulla vita amorosa dei figli sedicenni delle sue amiche usando termini come “cuccata” e “farfallina”.

Mar 9

Carta da lettere

Vorrei scrivere una lettera. Anche ai tempi del mio amico di penna — dieci anni, qualche computer e qualche stampante fa — ho sempre evitato di scrivere a mano, ma questa lettera devo scriverla a mano o non la penserei come qualcosa di sentito, capite? E allora mi interrogo: ma faccio una brutta e una bella copia, come ai tempi dei saggi brevi, o scrivo di getto? Ma se scrivo di getto sarò illeggibile, mi conosco, e se mi sforzo di essere leggibile rallento il flusso di pensieri, e se rallento il flusso di pensieri evito anche di sporcare il foglio con cancellature e asterischi come mio solito, ma non è mica detto. E poi dove scrivo? Strappo un foglio da un quaderno a righe, rubo i fogli A4 della stampante, prendo dei fogli protocollo, vado in cartoleria con montgomery, monocolo e martini e chiedo cortesemente, col mignolo della mano che regge il bicchiere alzato, se qualcuno può indicarmi dove posso trovare della Carta da Lettere coi Fiocchi? Consigli?

(Già che ci sono, se fate Lettere, se frequentate un’università privata o solo a numero chiuso, e/o se vivete fuori sede, me ne parlate un po’ via mail? Certe cose posso immaginarle, ma specie per i primi due casi non ho quasi nessun esempio concreto di come “funzioni”, di che gente si trovi, del rapporto con i professori, dei corsi che si fanno e via discorrendo, e sapere qualcosa da chi ne sa perché sono parti della sua vita mi sarebbe davvero d’aiuto).

C’è del marcio

Come si può essere a vent’anni già così smaliziati? ”Eh, assumeranno un raccomandato incompetente, sicuro”. “Fa bene a non tornare più in Italia, qui non si trova mica lavoro”. “Che voglia di emigrare”. “I politici sono tutti corrotti”. Non dico che non sia vero o che non ci sia chi dice cose del genere con cognizione di causa, ma perlopiù mi sembra gente provinciale che va per luoghi comuni. Se vogliamo cambiare qualcosa del Paese in cui viviamo non dobbiamo partire per forza da una rivoluzione, basterebbe usare google e cercare una fonte attendibile prima di premere invio.