Frammento

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May 3

Il fascismo in realtà li aveva resi dei pagliacci, dei servi, e forse in parte anche convinti, ma non li aveva toccati sul serio, nel fondo dell’anima, nel loro modo di essere. Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi, invece, ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di una irregimentazione superficiale, scenografica, ma di una irregimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa «civiltà dei consumi» è una civiltà dittatoriale. Insomma se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la «società dei consumi» ha bene realizzato il fascismo.

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

Ma mai un «modello di vita» ha potuto essere propagandato con tanta efficacia che attraverso la televisione. Il tipo di uomo o di donna che conta, che è moderno, che è da imitare e da realizzare, non è descritto o decantato: è rappresentato! Il linguaggio della televisione è per sua natura il linguaggio fisico-mimico, il linguaggio del comportamento. Che viene dunque mimato di sana pianta, senza mediazioni, nel linguaggio fisico-mimico e nel linguaggio del comportamento nella realtà. Gli eroi della propaganda televisiva — giovani su motociclette, ragazze accanto a dentifrici — proliferano in milioni di eroi analoghi nella realtà.
Appunto perché perfettamente pragmatica, la propaganda televisiva rappresenta il momento qualunquistico della nuova ideologia edonistica del consumo: e quindi è enormemente efficace.

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

La «cultura di massa», per esempio, non può essere una cultura ecclesiastica, moralistica e patriottica: essa è infatti direttamente legata al consumo, che ha delle sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare automaticamente un Potere che non sa più che farsene di Chiesa, Patria, Famiglia e ubbìe affini.

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

Il Decameron (1971)

Il Decameron (1971)

Comizi d’amore (1964)

Comizi d’amore (1964)

Poi lo rincontrai. Lui fu tanto affettuoso, carino, e io gli dissi che una sera in un momento di sconforto gli avevo scritto una lettera. Una lettera che non gli avevo mai spedito, che era una lettera — non ricordo, ma probabilmente di ammirazione, amore, in un certo senso, come si può amare una persona così… così meravigliosa, così importante, così geniale, com’era lui. E lui si dispiacque molto, mi disse: “No, non doveva fare così, lei mi doveva mandare quella lettera. Ecco, vede, lei adesso mi ha tolto qualcosa, perché io dovevo avere la sua lettera e lei me l’ha tolta non mandandomela. Queste cose, questi istinti vanno seguiti. Quello che si vuol fare col cuore si deve fare”.

- Rita Savagnone su Pier Paolo Pasolini