Aveva sentito pronunciare solennemente sulla scena e dai pulpiti il nome delle passioni di amore e di odio, lo aveva trovato solennemente scritto nei libri e si era domandato come mai la sua anima era incapace di accogliere quelle passioni per una qualunque durata o di sforzare le labbra a pronunciarne con convinzione i nomi. Una breve ira lo aveva spesso invaso, ma non era mai riuscito a farne una passione duratura e gli era sempre sembrato di sentirsene uscire fuori come se il suo corpo si stesse spogliando con facilità di una qualche pelle o buccia. Aveva sentito una presenza sottile, cupa e mormorante penetrare in lui e infiammarlo di una rapida e peccaminosa libidine: ed anch’essa gli era scivolata via inafferrabile, lasciandogli la mente lucida e indifferente. Questo, gli pareva, era tutto l’amore e tutto l’odio che la sua anima sapesse accogliere.
- James Joyce, Dedalus
Com’era pallida la luce della finestra! Ma era bello. Il fuoco sorgeva e s’abbassava sul muro. Parevano onde. Qualcuno aveva messo carbone e si sentivano voci. Parlavano. Era il rumore delle onde. Oppure le onde parlavano tra loro, mentre sorgevano e s’abbassavano.
Vide il mare delle onde, lunghe onde buie, sorgenti e sprofondanti sotto la notte senza luna. Una luce piccina scintillava alla gettata dove la nave stava entrando: e vide una moltitudine di gente, riunita sull’orlo delle acque per vedere la nave che entrava nel porto. Un uomo alto era sul ponte e guardava la terra piatta e buia: e alla luce della gettata Stephen gli vide la faccia, la faccia afflitta di fratello Michael.
Lo vide levar la mano verso la moltitudine e sentì che diceva, con una gran voce di dolore, sulle acque:
— È morto, l’abbiamo veduto disteso sul catafalco.
Un lamento di dolore salì dalla moltitudine.
— Parnell! Parnell! È morto.
Caddero sulle ginocchia, gemendo dal dolore.
E vide Dante, con una veste di velluto marrone e un manto di velluto verde sulle spalle, camminare alteramente e in silenzio davanti alla moltitudine inginocchiata sulla riva delle acque.
- James Joyce, Dedalus
Ciuccio era una parola strana. Il compagno dava quel nome a Simon Moonan, perché Simon Moonan usava legare al prefetto le false maniche dietro la schiena e il prefetto fingeva di prendersela. Ma la parola suonava male. Una volta Stephen si era lavate le mani nel lavabo dell’albergo Wicklow e poi suo padre aveva alzato il tappo per la catenella e l’acqua sporca era andata giù per il buco della vaschetta. E quando era andata giù tutta, lenta, il buco della vaschetta aveva fatto un suono così: ciuccio. Solo, più forte.
- James Joyce, Dedalus